Fotocamere a sviluppo istantaneo e Fotocamere speciali

Fotocamere tradizionali a sviluppo istantaneo (Polaroid)

Sono macchine fotografiche  che consentono di ottenere un tipo di stampa fotografica, mediante la quale si possono ottenere fotografie pochi secondi dopo lo scatto. Dotate di obiettivo fisso, mirino a telemetro o galileiano, messa a fuoco automatica, contapose, autoscatto e flash incorporato, possono fotografare ad una distanza minima di 60 cm Detta macchina brevettata dalla Polaroid Corporation (una multinazionale statunitense, fondata nel 1937 da Edwin H. Land e specializzata in fotografia) consisteva ,appunto, in una particolare fotocamera nella quale veniva inserita una cartuccia contenente una serie di fogli fotosensibili coperti singolarmente da una pellicola impregnata dal lato a contatto col foglio stesso da una sostanza reagente. I fogli, una volta impressionati venivano estratti manualmente da un lato della fotocamera ed in seguito (dopo circa 60 secondi) venivano separati dal reagente scoprendo così il foglio con l’immagine impressa direttamente in positivo. La stessa si stabilizzava definitivamente nel corso di una decina di minuti. Il sistema, nato in origine in bianco e nero, divenne successivamente a colori e riscosse per tutti gli anni ’70 e ’80 un enorme successo anche se la qualità di stampa, pur migliorata notevolmente negli anni, non raggiunse mai il livello della stampa fotografica tradizionale. Le stampe avevano il difetto di soffrire, l’invecchiamento e l’esposizione alla luce tanto che, in alcuni casi, già dopo pochi anni di normale conservazione, le immagini risultavano sbiadite e fortemente virate verso il blu. Da notare anche che la capacità di immagazzinamento delle cartucce era circa la metà del classico rullino da 24 pose. Negli anni 70′ anche la Kodak inizia la produzione di pellicole simili. Tali pellicole autosviluppanti denominate Kodak Instant, a differenza delle Polaroid, erano rettangolari e l’immagine sulla superficie misurava 9 x 6,8 cm, ma la loro produzione durò  solo un ventennio per problemi legati al brevetto. Prima dell’ avvento del digitale la Foto Polaroid subì un ulteriore innovazione consistente nell’eliminazione del foglietto spargi-reagente, nonché l’espulsione motorizzata della stampa che, compariva man mano alla vista in tempo reale. Poi l’avvento del digitale, ovviamente, decretò la fine commerciale della foto istantanea ottenuta chimicamente, infatti nel 2008, la Polaroid Corporation ha annunciato la cessazione della produzione di pellicole istantanee, adeguandosi però anche  al mercato delle fotocamere e della stampa digitale offrendo prodotti del tutto simili a quelli della concorrenza. Nel marzo 2008, inoltre, ha annunciava il rilancio  delle nuove Polaroid, grazie a ZINK (“Zero-Ink”), una nuova tecnologia di stampa senza utilizzo d’inchiostro. La fotocamera contiene una piccolissima stampante a colori che opera su una carta fotografica particolare, fatta di pigmenti cristallini che si colorano grazie a un processo termico.

Storia dei filtri Polaroid

La Polaroid Corporation in origine ha brevettato e prodotto uno speciale foglio di plastica utilizzato per polarizzare la luce.Il supporto iniziale, il cui brevetto venne registrato nel 1929 e sviluppato successivamente nel 1932 da Edwin H. Land, consiste in una serie di microscopici cristalli di iodiochinina solfato o herapatite immersi in un film polimerico trasparente di nitrocellulosa. Durante il processo di fabbricazione i cristalli aghiformi sono allineati mediante l’applicazione di un campo magnetico. Tale foglio è dicroico: tende ad assorbire la luce polarizzata perpendicolarmente alla direzione dell’allineamento dei cristalli, lasciando passare la luce parallela ad essi. Questo materiale viene pertanto usato come polarizzatore.Questo materiale conosciuto anche come J-Sheet, venne sostituito e migliorato dall’H-Sheet Polaroid, inventato da Land nel 1938. L’H-sheet è un polimero (PVA) alcool polivinilico impregnato di iodio. Durante la lavorazione, le catene polimeriche PVA vengono allungate come un elastico in modo da formare un vettore lineare di molecole. Lo iodio utilizzato come droga si attacca alle molecole di PVA rendendole conduttrici lungo la catena. La luce polarizzata parallelamente alla catena viene assorbita, mentre quella perpendicolare passa attraverso il materiale. Un altro tipo di Polaroid è il polarizzatore K-sheet; consistente in catene allineate di polivinilene. Questo materiale polarizzante è particolarmente resistente all’umidità e al calore.

Panoramiche e rotocamere 

Rotacamera, fornisce immagini a 360° ruotando sul proprio asse durante la ripresa
Rotacamera, fornisce immagini a 360° ruotando sul proprio asse durante la ripresa

Sono fotocamere dall’obiettivo rotante e decentrabile per riprese orbicolari a 360°. Durante l’esposizione, la pellicola si muove in sincronia con la rotazione della fotocamera esponendo a scansione sul piano pellicola. II loro utilizzo spazia dall’architettura al paesaggio, dalla ripresa topografica a quella scientifìca, pubblicitaria e industriale. 

Si possono riprendere: 

• soggetti lineari, spostandosi parallelamente a essi; 

• soggetti cilindrici, facendoli ruotare; 

• soggetti in rotazione orbicolare; e, infine, si possono eseguire fotofinish. 

 Moderna fotocamera Panoramica ad obiettivo rotante
Moderna fotocamera Panoramica ad obiettivo rotante

Per avere una  foto panoramica, il requisito fondamentale che il rapporto fra altezza e larghezza dell’immagine sia non superiore al 30%, in pratica la larghezza deve essere molto superiore all’altezza. Per fare cio’ abbiamo bisogno o delle fotocamere sopra descritte o di fotocamere con  con obiettivi  supergrandangolari fissi in grado di coprire angoli fino a 120° in orizzontale.Immagini con una larga panoramica si ottengono anche con una fotocamera normale assemblando vari fotogrammi ripresi da diverse visuali in sequenza.

Fotocamere Stereoscopiche

Fotocamera Stereoscopica Holga
Fotocamera Stereoscopica Holga

La fotocamera stereoscopica (o stereo camera) inventata nel 1852 da J.B. Dancer, un ottico di Manchester, è un particolare tipo di macchina dotata di due obiettivi paralleli, posti alla medesima distanza degli occhi umani (6,35 cm) che  proiettano sul piano della messa a fuoco due immagini, permettendo alla pellicola fotografica di impressionare contemporaneamente due diverse immagini. Utilizza normalmente il formato 60 mm, oppure 35 mm, ma può essere utilizzata anche pellicola 70mm e, specie nei modelli più antichi, anche la pellicola pianaNegli anni cinquanta del XX secolo, le macchine fotografiche stereoscopiche guadagnarono popolarità con la Stereo Realist e fotocamere simili che utilizzavano la pellicola fotografica 135 per creare diapositive stereoscopiche. Questo permette alla fotocamera di simulare la visione binoculare e quindi di creare immagini tridimensionali, visualizzabili successivamente con i più disparati sistemi stereoscopici.

Viewmaster
Viewmaster

Disco diapositive viewmaster
Disco diapositive viewmaster

La stereoscopia quindi permette di creare una percezione apparente della tridimensionalità degli oggetti utilizzando coppie di scatti diversi che il cervello fonde in un’unlca immagine ricreando il senso della profondità. Gli esseri umani hanno infatti un sistema visivo binoculare, che permette di percepire la distanza. Le macchine fotografiche tradizionali invece possono comunicare la profondità di un soggetto solo tramite l’uso adeguato di ombre, proporzioni e profondità di campo. Per poter visualizzare le immagini ricreando il senso di profondità è necessario usufruire di un visore che permetta di mostrare a ogni occhio solo una delle due immagini. Lo strumento più utilizzato per visualizzare immagini stereoscopiche ancora oggi è il viewmaster , che consente di vedere in serie un numero limitato di immagini senza sostituirle di volta in volta, grazie alla semplice pressione di una leva. Stesso principio si trova alla base delle proiezioni 3D, in cui vengono proiettate contemporaneamente sullo schermo due visioni sfalsate della stessa scena e l’uso di appositi occhiali consente al nostro cervello di ricostruire una tridimensionalità che è soltanto apparente.La fotocamera stereoscopica ovvia anche ad un altro problema presente  durante il primo secolo di diffusione di questa tecnica, ovvero un non volontario effetto di tridimensionalità esagerato, dovuto alla eccessiva distanza tra i due obiettivi affiancati, che creavano la cosiddetta stereoscopia artificiale. È infatti considerata stereoscopia naturale quella tecnica di ripresa di immagini stereoscopiche utilizzando due obiettivi posti alla stessa distanza degli occhi umani (tra i 5,5 cm e i 7,5 cm), una distanza superiore o inferiore crea una stereoscopia artificiale.

Applicazioni 

 

  • Fotografia: produzione di immagini stereoscopiche da visionare attraverso stereoscopio o previa proiezione di diapositive su apposito schermo silverscreen, la luce polarizzata.
  • Autovetture: il principio di ripresa stereoscopica, utilizzato dalla fotocamera stereoscopica, viene applicato anche nei sistemi di controllo automatico della distanza installati sulle autovetture.
  • Fotogrammetria architettonica: nella fotogrammetria architettonica 

    Viene impiegata una particolare fotocamera stereoscopica detta camera stereometrica, (chiamata comunemente bicamera), un particolare tipo di fotocamera stereoscopica costituita da una coppia di camere metriche fissate agli estremi di una barra indeformabile e destinata alla produzione di fotogrammi stereometrici. infatti facendo ricorso alla stereoscopia artificiale,  produce immagini stereoscopiche dalla prospettiva aumentata misurabili attraverso l’uso dello stereomicrometro. e osservabili attraverso lo stereoscopio a ingrandimento variabile.

 

 

 

 

 

Fotocamere speciali

Kodak monouso
Kodak monouso

Le monouso sono fotocamere realizzate con corpo e obiettivo in plastica. Terminato il rullino la macchina viene consegnata al laboratorio che provvede ad aprirla e a sviluppare la pellicola esposta. In commercio sono reperibili monouso con obiettivi grandangolari o medio-tele, con flash incorporati e predisposte per riprese subacquee fino a 3 m di profondità.

 

 

 

Fotocamera subacquea

Fotocamera a tenuta stagna dalla struttura molto robusta per sopportarela pressione dell’acqua. I comandi hanno grandi dimensioni che permettono la leggibilità anche sott’acqua.  Sono dotati di mirino reflex o galileano e montano obiettivi con focale più corta per compensare l’ingrandimento provocato dalla rifrazione dell’acqua.

 

Studiocam e Actioncam

La Studiocam dell’Agfa è una fotocamera digitale da studio adatta per lo still-life (composizione di oggetti statici). Consente un’alta risoluzione (pixel 4.500×3.648) e una buona definizione delle immagini. La fotocamera Studiocam dell’Agfa, utilizzando tempi di registrazione lunghi (da 1 a 10 minuti), può fotografare solo soggetti statici e illuminati da una sorgente luminosa continua

 L’Actìoncam deLL’Agfa invece è una fotocamera Reflex con dorso digitale fisso che permette di catturare anche immagini in movimento con tempi d’otturazione fino 1/2.000 sec. Essa monta un sensore con 3 matrici CCD applicate sul corpo della Minolta 135 mm.  La risoluzione dell’immagine è 1.528×1.146 pixel.

Fotocamere speciali per l’architettura

Nella fotografia di architettura, due sono le esigenze principali per una fotocamera: disporre di focali grandangolari di eccellente qualità e la possibilità di decentrare l’ottica, per evitare, quando è necessario inquadrare palazzi alti, di inclinare la fotocamera e creare linee di fuga non gradevoli. Gli apparecchi reflex possono adottare obiettivi decentrabili, ma per i professionisti del settore esistono fotocamere speciali che rispondono alte seguenti caratteristiche: 

  • dispongono di meccanismi di decentramento molto ampi 
  • consentono di montare ottiche nate per il grande formato (dal 6×9 cm in su) che dispongono di un cerchio di copertura molto ampio, ovvero di una proiezione molto targa, molto più del formato che devono coprire nominalmente, e che quindi permettono decentramenti ampi senza incorrere in cadute di luce ai  bordi. la vignettatura
  • di solito consentono di registrare l’immagine sia su pellicola che in digitale:  si può montare sul retro della fotocamera un magazzino per la pellicola, una fotocamera reflex, oppure un dorso digitale. 

Questi apparecchi dispongono di una piastra in metallo con i movimenti di decentramento (in certi casi, anche di basculaggio), di attacco frontale per gli obiettivi, di un attacco posteriore per il magazzino pellicola/sensore e un’impugnatura, spesso in legno. Sono quindi molto compatte, rispetto ad altre macchine da studio , come i banchi ottici o le fotocamere medio formato, cosa molto comoda per i fotografi di architettura che scattano in esterni e portano con sé molta attrezzatura. 

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